Che poi, in tutta sincerità, camminare alle 5 e mezza del mattino in una città che non conosci, sapendo soltanto tre nomi di vie che dovresti imboccare, sentire di come si sveglia, sentire le sveglie, il cielo che da nero diventa blu, sentire il profumo del fornaio, le casse di giornali aperte, il cinese del bar che sistema i tavolini, le finestre socchiuse, i negozi alla moda assorti nel loro buio, mentre la strada mica lo sai se è giusta. e tra tre quarti d’ora c’è il treno, ma secondo lei ce la faccio, certo se no passa il 61. cambiare strada, rumori incerti, la mole, fa un po’ paura. la strada del cinema, le librerie chiuse e poi la stazione che sembravano le due del pomeriggio.
e poi cadere in due ore di sonno assoluto.

